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16 luglio 2012

Elvezio Sciallis.
di Elvezio Sciallis

La scuola di tutti è online: intervista a Marco De Rossi di Oilproject

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Oilproject è una scuola virtuale gestita da studenti, gratuita ed aperta a tutti, in cui si discute di attualità, economia, letteratura, filosofia, Internet e politica. Le lezioni avvengono online (sia in diretta, sia in differita) e sono tenute da volontari che condividono le loro conoscenze senza altro fine che la divulgazione libera dell’informazione.

Per saperne di più abbiamo intervistato Marco De Rossi, ideatore del progetto.

OilProject nasce nel 2004 e sono quindi passati otto anni: puoi stilare un bilancio di questa esperienza? E’ completamente positivo o c’è qualche obbiettivo che non siete ancora riusciti a raggiungere?

In realtà nella mia testa vedo praticamente solo le cose che non siamo ancora riusciti a fare! Credo sia fisiologico, però. Un bilancio in due parole? Tra le cose positive: abbiamo creato una piattaforma di lezioni “user generated” fatte da utenti di ogni età, ruolo e professione, dimostrando che le divisioni tra “docenti” e “studenti” oppure tra “periodo della vita in cui si studia” e “periodo della vita in cui si lavora” sono, per usare un eufemismo, desuete.

Da noi lo studente di una lezione è il docente di un’altra. L’età un dettaglio di cui ci importa poco. Altro traguardo: negli ultimi dieci mesi gli italiani che hanno seguito almeno una lezione su Oilproject sono più duecentomila!

Obiettivi mancati? Il più significativo è riuscire a convincere le istituzioni scolastiche pubbliche (soprattuto scuole superiori e università) a condividere online gratuitamente le lezioni che svolgono, in modo che diventino in eterno patrimonio del Paese. Dopotutto sono lezioni che abbiamo già pagato a colpi di IRPEF. Ma è solo questione di tempo…

Tralasciando l’aspetto meramente economico, quali sono i tre problemi maggiori che ritieni affliggere la scuola pubblica italiana e come li risolveresti?

1. I docenti sono “detentori di sapere” e ancora troppo poco “facilitatori d’accesso al sapere”. Nell’epoca dell’information overload non conta più solo il bagaglio conoscitivo in sé, conta anche l’abilità di sceglierlo e raggiungerlo. Per questo i docenti dovranno essere, per usare un paragone un po’ troppo semplicistico, molto di più Google Reader, e molto meno Enciclopedia Encarta. Le cose da insegnare di più sono proprio: approccio critico e abilità di ricerca nel mare magnum.

2. Stop alle graduatorie. Play a concorsi centralizzati ultraselettivi, su modello francese.

3. In Italia chi fa il Tecnico o il Professionale è considerato di serie B. Questo è imbarazzante, insostenibile, e sta facendo crescere generazioni di mostri. E la batosta arriva quando si entra nel mercato del lavoro. Stop a queste gerarchie da cioccolatini. Gerarchie che tra l’altro ci sono anche nei Licei: pensate solo all’assurdità per cui tutti abbiamo fatto storia dell’Arte, e nessuno storia della Musica.

Qual è la lezione ad oggi più seguita tra quelle che avete “pubblicato” su Oilproject?

Le lezioni più seguite sono quelle di Letteratura Italiana di Alessandro Mazzini e Marco Belpoliti, e quelle di macroeconomia e politica e economica dell’imperdibile Michele Boldrin.

Come avviene il processo di selezione delle lezioni?

Pubblichiamo tutto ciò che ha la forma e la valenza formativa della “lezione”. Sono poi gli utenti (la famigerata “wisdom of crowds”) a decidere quale contenuto è migliore. Tutto questo con l’aiuto di qualche algoritmo. Tanto ormai nel 2012 la banda e lo storage non sono più risorse scarse. E poi, in fondo, chi siamo per permetterci di “selezionare”?

Osservando i nomi che ruotano attorno al tema “innovazione” nel nostro Paese, sia a livello imprenditoriale che giornalistico, sembra che ci siano più o meno sempre le stesse persone, un po’ come accade in tutti gli altri settori (politica, sanità, scuola). C’è una “casta” anche degli innovatori o davvero è un settore realmente aperto a tutti?

Le lobby, le caste e i piccoli gruppi d’interesse ci sono dovunque. L’importante è che facciano bene il loro lavoro, rispettando la legge vigente. E in ogni caso, in ambito digital, la casta degli startupper non esiste.

Quali sono le innovazioni più significative che avete in programma di offrire con la vostra piattaforma nel prossimo futuro?

“Corsi” e non più “lezioni”. Oggetti formativi più ricchi. Testi, link, riferimenti, verifica dell’apprendimento. E soprattutto, anche nelle differite, maggiore interazione con gli altri studenti.

Sei ottimista o pessimista sul futuro del nostro Paese, diciamo da qui a cinque anni?

Decisamente pessimista. Qualsiasi studio quanti-qualitativo fa propendere per scenari negativi su questo orizzonte di tempo. La forza di combattere, proprio per questo, è più forte che mai.

C’è un sistema/modello scolastico che hai avuto modo di conoscere all’estero e che vorresti venisse “emulato” in Italia? Quello americano, giapponese, scandinavo, altri o nessuno?

Come dice un grande, “non parlo di cose che non conosco”. E di sistemi scolastici conosco in modo approfondito solo il nostro, mi spiace!

fonte immagine | workingcapital.telecomitalia.it

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