date

29 novembre 2012

Francesco Baruffi.
di Francesco Baruffi

L’economia degli incubatori

economia-degli-incubatori-startup

La nascita di nuovi incubatori è il fenomeno che sta caratterizzando gli ultimi anni del panorama dell’innovazione italiano quasi a compensare l’incremento del tasso di mortalità delle imprese. Stanno nascendo incubatori un pò ovunque su tutto il territorio nazionale.

Nel 2010 a Roma è stato lanciato En-labs un incubatore che offre anche spazi di coworking nato per iniziativa di Luigi Capello, business angel con una lunga carriera alle spalle tra l’Italia e la Silicon Valley. Nel 2011, I3P l’incubatore del Politecnico di Torino, ha avviato un programma di incubazione dedicato alle startup digitali: TreataBit.

Gli aspiranti imprenditori hanno a disposizione, oltre  alla consulenza di business dei professionisti di I3P, uno spazio di co-working in cui sviluppare i loro progetti e interagire con gli altri team imprenditoriali.  All’interno dell’incubatore stanno dunque crescendo startup legate al mondo della rete“. (continua qui)

La Regione Emilia Romagna attraverso il progetto Tecnopoli sta finanziando la realizzazione di incubatori su tutta il territorio Regionale. Nei prossimi due mesi ne verranno inaugurati due nella sola Provincia di Modena uno all’interno del Tecnopolo dedicato a start-up hi-tech gestito dalla Fondazione Democenter-Sipe e uno per piccole attività d’impresa, creativi e nuovo artigianato.

LEGGI ANCHE Kickstarter, la più grande piattaforma al mondo per il finanziamento di progetti creativi

Si tratta di un fenomeno che ha conosciuto in Italia un’improvvisa affermazione a partire dagli anni ’90 sull’onda dell’introduzione massiccia nell’economia mondiale delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Le radici del fenomeno sono gli Stati Uniti e risalgono al 1959 quando un costruttore del Batavia Industrial Center di New York affittò alcuni spazi ad un’azienda specializzata nell’incubazione di uova. Da allora gli incubatori hanno subito un’evoluzione continua. Negli USA si è passati dagli incubatori universitari, anni 60′, a quelli pubblici, degli anni ’70.

Negli ultimi anni il mercato ha visto l’affermarsi dei corporate incubators e degli incubatori profit-oriented, sia pubblici che privati. Si tratta di strutture che perseguono fini di lucro e che adottano modelli di business molto spesso simili a quelli di un fondo.

Negli Stati Uniti dal 1975 al 2000 sono stati creati più 800 incubatori. L’impennata maggiore la si è registrata a partire dal 1999. Un’evoluzione simile si è avuta anche nel nostro Paese: nel 2000 gli incubatori privati in Italia erano circa 15, lanciati per lo più sull’onda della new economy e concentrati sull’incubazione di imprese ICT.

PER SAPERNE DI PIÙ Bi Cube, l’incubatore di Basilicata Innovazione

Che cosa fa un incubatore

Lo scopo di un incubatore è quello di fornire a idee d’impresa e start-up tutto quello che può aiutarle per nascere e crescere: in primis spazi fisici dove poter muovere i primi passi servizi amministrativi ed organizzativi; servizi recruiting del personale qualificato; assistenza nella redazione del business plan; contatti e credibilità indispensabili per attrarre gli investimenti di finanziatori informali e istituzionali.

Dagli incubatori tradizionali ai seed acceleration program

In USA sono emersi nei primi anni del terzo millennio. In Italia sono arrivati più di recente. A fine 2011 è stato lanciato Seed Lab promosso da Fondamenta SGR. A marzo è stato lanciato l’acceleration program di Working Capital:

L’investimento previsto da Telecom Italia è di 2,5 milioni di euro all’anno per i prossimi tre anni (2012-2014); l’obiettivo è di coinvolgere nel progetto più partner, privati e pubblici, per incrementare la disponibilità di finanziamento delle start up ritenute più interessanti. Oltre all’attività di funding, Working Capital Accelerator metterà a disposizione competenze e mentorships per accelerare il processo di debutto sul mercato e di crescita delle start up, con il contributo attivo di mentor qualificati che forniranno consulenza nella messa a punto delle proposte. L’iniziativa potrà inoltre favorire la creazione di partnership e network utili allo sviluppo e all’internazionalizzazione delle start up, anche attraverso la collaborazione con The Kauffman Fellows Program“. (continua qui)

NOVITA’ Un nuovo ecosistema per le startup italiane

Le ragioni per cui vengono creati programmi di accelerazione sono molte tra cui le più importanti:

- ritorno finanziario positivo in un determinato numero di di anni;
- l’alta qualità, l’obiettivo è di creare una concentrazione di competenze, profili e start up, ma anche reti e relazioni di qualità elevata, per raccogliere e far interagire l’eccellenza creando sinergie positive;
- beneficiare dei lati positivi dell’avvio di una start up senza sostenere tutti i rischi connessi a questa prima fase di sviluppo (risparmi, stress, minime risorse finanziarie).

Che cosa forniscono i programmi di seed acceleration:

- supporto finanziario per permettere al team di concentrarsi sul business senza dover fare altri lavori per la durata del programma;
- assistenza di prodotto e tecnica: viene dato loro un supporto per migliorare il prodotto in funzione di una corretta analisi del mercato;
- assistenza manageriale e di business: pr, marketing, finanza, strategia, pricing, gestione HR e reclutamento;
- brand reputation del programma stesso. E’ molto importante per le start up assistite la reputazione generata dal brand del programma che si costruisce in particolare attraverso la promozione e valorizzazione di storie di successo e la creazione di una comunità di ex appartenenti;
- contatti con fonti di finanziamento per permettere di sviluppare relazioni con potenziali investitori e partner.

PER SAPERNE DI PIÙ Bi Cube, l’incubatore di Basilicata Innovazione

Y combinator

Y Combinator è uno dei seed acceleration program di maggiore successo. Nato nel 2005 fondato da Paul Graham , è un programma di successo, che ha ispirato la creazione di molti altri programmi con le medesime caratteristiche.

The Y Combinator offices sit at the dead center of Silicon Valley, in Mountain View, on a street called Pioneer Way. Outside, the traffic hums along CA-z85 headed either south to Cupertino or north toward Google headquarters. Inside, the decor of the main room combines modern office (big whiteboard, bright orange noise-dampening panels) with camp dining hall (long trestle tables). Y Combinator shares space with a company called Anybots – which makes robots that can be controlled remotely – and occasionally a droid will motor through the room on a Segway-style base“. (continua qui).

Il programma prevede che alle start up, i cui i fondatori sono generalmente piccoli gruppi di persone con un background tecnico, vengano erogati finanziamenti pari a circa 50.000 dollari. Ogni impresa viene supportata per un periodo di tempo definito e l’assistenza fornita riguarda sia tematiche tecniche sia tematiche manageriali. Accanto al programma di assistenza e supporto è attivo un programma di networking attraverso il quale le startup possono entrare in contatto con consulenti e investitori.

L’economia degli incubatori

La nascita degli incubatori corrisponde a un aumento di opportunità e servizi per chiunque intenda dare vita a una impresa in particolare innovativa. Già da ora si vedono i primi risultati. In particolare è di fronte agli occhi di tutti la grande attenzione che c’è oggi verso il tema delle start-up.

L’obiettivo è quello di creare attraverso “l’economia degli incubatori” un elevato numero di nuovi posto di lavoro basati sulla conoscenza e sulle tecnologie e di imprimere all’economia un dinamismo senza pari che favorisca la circolazione delle idee la produzione di innovazioni.

fonte immagine | pminordest.it

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>